"Still life" - Mostra contemporanea


La mostra propone una rielaborazione in chiave contemporanea dell’iconografia più tipica della vanitas: la natura morta, con una particolare ricerca sull’immagine del fiore reciso. Sublime, pregno di significato, eppure ambivalente, il linguaggio del fiore reciso è per antonomasia simbolo di bellezza e di effimera gioventù, ma nel profondo porta anche con sè un’inevitabile componente funerea e presagistica, insita nella sua qualità di elemento tombale. Le opere esposte sono materiche, fotografiche, pittoriche ed installative, e traducono un universo di rimandi spirituali e carnali, connesso alla metafora del fiore in diverse culture. “Vanitas vanitatum et omnia vanitas”: La fragilità e la caducità dell’essere umano -storicamente oggetto iconografico in tempo di guerra- hanno trovato espressione anticamente nel Memento Mori romano, e poi nella simbologia della Vanitas del XVII secolo, alle porte della sanguinosa guerra dei trent’anni. nella pittura, ha dato vita ad un’iconografia specifica per la rappresentazione del senso effimero della vita, ricorrente in nature morte, caratterizzata dalla presenza di oggetti e indicatori simbolici che alludono alla precarietà dell’esistenza e all’inesorabilità del trascorrere del tempo (fiori recisi, tavole imbandite di frutta, orologi e candele spente). Alla base di questo concetto, l’idea di transitorietà e caducità, che si concentra sulla natura effimera della vita. In una parola: l’impermanenza (l’impermanenza è infatti, secondo le filosofie orientali, “caratteristica di tutto ciò che vive”).

Si tratta di un’iconografia che nel corso del XVII secolo si è dedicata anche alla rappresentazione della fragilità, come metafora della vita. L’origine e la diffusione dell’iconografia della Vanitas incorpora una nuova chiave (non esplicita né truculenta) nel rappresentare l’orrore della guerra che, non a caso, si è sviluppato con caratteri spirituali e simbolici quando l’Europa, afflitta dalla carestia, dalla guerra dei Trent’anni, dalla catastrofe mondiale che ha seguito la scoperta delle Americhe e dallo scisma religioso, ha sentito per la prima volta, in modo tragico, la non coincidenza tra ideologia (motivi religiosi che giustificavano il conflitto) e la realtà (la tragedia della guerra). Nel contemporaneo, momento di transizione non privo di violenza, la rappresentazione della fragilità della vita umana restituisce nuovi significati grazie alle opere di artisti internazionali: opere pittoriche, video e installative che si rifanno ad un immaginario fortemente ancorato nella memoria collettiva, esplorando simboli antichi in chiave attuale. Con materiali di volta in volta impalpabili o pesanti, con linguaggi tangibili o concreti, gli artisti invitando ad una riflessione suggestiva e simbolica sui concetti di memoria e di ricostruzione identitaria. Ne emergono rappresentazioni capaci di parlare di un’esperienza universale, comune a tutti gli uomini e percepita con forza in tempi difficili: la caducità della vita.

In mostra, opere di: Anitra Hamilton, Boris Beja, Juan Alberto Negroni, Spela Volcic, Cosima Montavoci, Stefano Zaratin, Laura Manfredi, Alice Mestriner e Ahad Moslemi. La mostra è visitabile fino al 26 agosto 2018, presso la B#S Gallery (Vicolo Isola di Mezzo, 5).


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